
La storia dei piercing ai genitali affonda nell’antichità : già gli aztechi e gli olmechi usavano praticare perforazioni del glande i di altre parti del membro maschile, in genere come autosacrificio rituale da parte del sacerdote ; in molte zone dell’Asia e dell’Africa le grandi labbra femminili vengono perforate con gioielli e oggetti div ario tipo, e nel glande si inserisce un pezzo di osso o altro materiale ; tali pratiche sono viste come riti di iniziazione ma il loro significato principale è legato alla possibilità di migliorare il rapporto sessuale. I primi piercing in queste delicate zone del corpo venivano praticati soprattutto nel mondo sadomaso, ma oggi si tratta di perforazioni abbastanza diffuse, e la motivazione è sempre quella di migliorare l’orgasmo, proprio o del partner. I piercing ai genitali vengono praticati ovunque: nel glande, nel cappuccio clitorideo, nel clitoride, nel perineo, nell’ano, tra le grandi labbra, tra le piccole labbra, sul monte di venere. Come per il piercing alla lingua, non sono visibili in alcun modo all’esterno, e quindi vengono spesso fatti anche da coloro che non vogliono mostrare a tutti di avere un piercing. Nonostante i manifesti vantaggi nel rapporto sessuale, questi piercing non sono molto diffusi, in quanto sono dolorosi, e spesso impiegano molto tempo per guarire, perché in molti casi i fori vengono praticati nelle mucose; nei fori si inseriscono anelli o barrette, diritte o a banana, a seconda della posizione del piercing.
Fonte: http://tatuaggipiercing.it/
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